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VII° Edizione Ospitalità Italiana 10Q

Aprile 2013 confermato anche quest’anno il marchio ospitalità Italiana 10Q alla Pizzeria Gorizia 1916.

Il marchio Ospitalità Italiana è una certificazione promossa da IS.NA.R.T. scpa – Istituto Nazionale Ricerche Turistiche e dalle Camere di Commercio, per stimolare l’offerta di qualità in Italia. Le imprese che conseguono questo riconoscimento hanno scelto la qualità come obiettivo da perseguire ed ogni anno decidono di mettersi in discussione sottoponendosi a delle valutazioni condotte da personale esterno alle strutture stesse. Le valutazioni vengono sottoposte alle Commissioni Provinciali, composte al minimo da rappresentati della Camera di Commercio, delle associazioni di categoria, dei consumatori e da esperti Isnart che deliberano il rilascio della certificazione Ospitalità Italiana.

Nonostante molte imprese visitate ed analizzate avessero votazioni buone o sufficienti, solo coloro che hanno ottenuto un punteggio elevato sono titolate ad esporre il logo “Ospitalità Italiana”, perché questo marchio viene assegnato solo a quegli esercizi che hanno un’offerta di eccellenza.

Il marchio Ospitalità Italiana fornisce quindi ai clienti attuali e potenziali una valutazione obiettiva del livello di servizio offerto e rappresenta una garanzia sia per gli esercenti che per i turisti: visibilità, chiarezza di immagine, garanzia di qualità, facilità di scelta, condivisione del sistema di valori tra chi offre e chi compra. L’insieme delle imprese riunite sotto il comune logo “Ospitalità Italiana” ci consente infine di comunicare al potenziale cliente gli sforzi di tutte queste imprese verso la qualità e questa scelta (e con essa il concetto di tutela dell’ospite) rappresenta un’opportunità e una sfida per l’intero sistema turistico italiano.

Alberghi, ristoranti, agriturismi, stabilimenti balneari, camping che espongono il marchio Ospitalità Italiana garantiscono in sintesi elevati standard di accoglienza e di servizio ed un giusto rapporto qualità prezzo per una permanenza di piena soddisfazione.

Grazie a tutti voi per averci votato!!

Per saperne di più : www.10q.it     –      www.isnart.it

 

La zuppa di Cozze

La zuppa di cozze del Giovedì Santo un piatto semplice che esalta i sapori del nostro golfo, a Napoli. E’ uno dei piatti tipici della tradizione partenopea tipica del periodo pasquale.Zuppa di Cozze

Costituisce una delle ricette più diffuse per la preparazione delle cozze insieme alla famosa impepata. Viene tradizionalmente portata in tavola il giovedì santo e la sua preparazione avrebbe origini antiche, risalenti al periodo di Ferdinando I di Borbone.Ricetta semplice ma ricca di gusto si prepara con pochi ingredienti, facilmente reperibili in tutte le cucine, ma alla base è necessario utilizzare delle cozze e del polpo ed a seconda delle versioni anche i maruzzielli  ovvero le lumache di mare. Per capire quanto il piatto sia radicato nella tradizione basti pensare che la maggior parte delle pescherie il giovedì Santo venda un vero e proprio kit, completo di friselle, immancabili nella presentazione della zuppa di cozze, per la preparazione della stessa. La zuppa di cozze con salsa forte alla napoletana è un tipico piatto partenopeo, ed è  una delle ricette piú utilizzate per la preparazione delle cozze, dopo l’impepata, occorre ricordare che pur essendo un piatto servito tutto l’anno nei ristoranti essa  viene consumata a Napoli tradizionalmente,  in alternativa alla zuppa di lumache, quale  pranzo  del giovedì santo,prima di dedicarsi al sacramentale struscio. Essa viene di lontano e precisamente dal tempo di Ferdinando I di Borbone;   questo  monarca era golosissimo di pesce e  di frutti di mare e segnatamente delle cozze che lui stesso pescava nelle acque sotto Posillipo e spesso  soleva farsele approntare in maniera piuttosto sontuosa con una ricetta di sua invenzione (cozzeche dint’â connola) volle accettare l’ammonimento del  padre domenicano Gregorio Maria Rocco frate domenicano, molto noto sia tra il popolo che a corte, che  si prodigava a Napoli e provincia in opere di assistenza e di apostolato per alleviare la sofferenza di poveri ed emarginati e per  combattere il vizio in tutte le sue forme) volle accettare l’ammonimento del frate che gli consigliava di non eccedere con peccati di gola, almeno durante la settimana santa. Il monarca, furbescamente, per non rinunciare alle sue cozze tanto gradite ordinò ai cuochi di ammannirgli, il giovedì santo, prima di recarsi a via Toledo per lo struscio di rito, i mitili con una preparazione meno sontuosa e si fece servire in tavola la zuppa di cozze con pomidoro e  salsa forte di peperoni. La notizia uscì dalle cucine di palazzo e si diffuse per la città e da quel giorno  non vi  fu più, dapprima fra la borghesia e poi tra tutto il popolo, chi seguendo l’esempio del re si facesse mancare quella gustosa zuppa. Successivamente il popolo basso sostituì le costose cozze con le più economiche lumache e si contentò d’ una zuppa di lumache (ciammarruche), preparata con il medesimo sugo di quella di cozze.

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